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Sembra la trama di una spy story e invece stiamo parlando di realtà, in particolare di una ricerca pubblicata sulla rivista Science e che verrà presentata all’International Conference on Cyber-Physical Systems che si svolge in questi giorni a Vienna.

Questi ricercatori esperti in sistemi cyber-physical hanno posizionato dei potenti microfoni in prossimità della piattaforma di lavoro di una stampante Printrbot commerciale ed hanno avviato il programma di lavoro per realizzare 3 figure: un piccolo triangolo, un piccolo quadrato ed una chiave di dimensioni standard. La teoria si ispira ai metodi in uso nelle tecnologie di riconoscimento vocale ed ha permesso di ricostruire in un file 3D sorgente gli oggetti con un’accuratezza del 78% nel caso delle due forme geometriche e del 92% nel caso della chiave. I microfoni hanno registrato il rumore del motori della stampante e li hanno tradotti in punti sugli assi cartesiani, ricostruendo un file tridimensionale.

3D Printer Printrbot Plus

Il risultato è ovviamente sorprendente e prelude ad un nuovo metodo di reverse engineering anche se dai dubbi risvolti etici e qualitativi. L’evidenza scientifica non ha ancora chiarito infatti quali possano essere i risultati ponendo la stampante in una stanza con interferenze sonore o con altri rumori tipici dell’ambiente di produzione e ancor meno è possibile prevedere l’uso fuorviante che può esser fatto di un simile metodo di cattura.

pirata informatico1

In futuro, ancora non sappiamo quanto prossimo, chiunque avvi una applicazione sullo smartphone per la registrazione dei suoni potrebbe “rubare” il file del progetto che un designer, un architetto o un’azienda sta realizzando all’interno del proprio studio o della propria officina. La semplice registrazione del suono non darà elementi utili a copiare il settaggio della macchina (temperatura della piattaforma o temperatura di estrusione dei filamenti) ma potrebbe essere “perfezionata” dalla compresenza di sistemi di rilevamento termico o dei campi elettromagnetici.

Se questa teoria dovesse rivelarsi applicabile i produttori di stampanti 3D dovranno correre ai ripari e dotare le macchine di una copertura insonorizzante per assicurare la riservatezza dei dati, lontani dalle orecchie del Grande Fratello 😉 .

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