L'arte ha una seconda vita grazie alla stampa 3D

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È di qualche settimana fa la notizia del Times che annuncia un nuovo progetto internazionale finanziato dall’Institute for Digital Archaeology che vedrà coinvolta anche l’Italia: ricostruire l’Arco del Tempio di Bel (sito archeologico di Palmira, Siria) con la più grande stampante 3D del mondo e posizionarlo accanto alla colonna di Nelson a Trafalgar Square durante la World Heritage Week ad aprile.

Il tempio di Bel è stato quasi completamente distrutto dalla furia iconoclasta dei miliziani dell’Isis, solo pochi elementi sono sopravvissuti. Per questo che in molti lo hanno elevato a icona della resistenza all’oscurantismo culturale degli estremisti islamici ed è diventato il fulcro di questo progetto, qualcuno dice già pronto ad essere replicato a Times Square.

arco di Biel_palmira
Rendering dell’arco di Palmira (fonte: Institute for Digital Archaeology)

Questo progetto dai tratti pacifisti di resistenza non violenta ha aperto uno spunto di riflessione nella mia mente: quali e quanti benefici possono dare la stampa 3D e la modellazione tridimensionale alle Belle Arti che il nostro stivale può vantare?

Le singole iniziative sono numerose e gestite quasi sempre da start-up locali nate attorno ad idee, intuizioni e conoscenze specifiche; ciò che manca probabilmente è una coordinazione a livello nazionale che parta dalla sovraintendenza e che metta in rete i possibili attori per dare vita ad un progetto ad ampio respiro.

Vi porto un esempio concreto dalla mia regione: Hi-Storia è una start-up pescarese che è riuscita ad unire applicazioni mobile e dispositivi tattili componibili stampati in 3D per valorizzare i beni culturali locali. I suoi fondatori hanno creato copie in scala di abbazie, monumenti, parchi naturali, registrato audio guide per descrivere particolari e sezioni dell’oggetto in questione. Se attivati dal sensore tattile collegato all’applicazione per smartphone o per PC restituiscono all’utente informazioni storiche, naturalistiche e curiosità dell’edificio storico o dell’opera rappresentata. Possono trarre beneficio da questo genere di iniziative le scuole, inserendole in appositi percorsi didattici che permettano agli alunni di scoprire le peculiarità ed i tesori del proprio territorio divertendosi, facendo network con altri istituti per uno scambio continuo di risorse e conoscenze. Questi modelli interattivi rappresentano una notevole risorsa anche per i musei, per offrire ai diversamente abili dei supporti in grado di completare la loro esperienza culturale.

La stampa 3D si fa anche veicolo di diffusione dell’arte tra i non vedenti ed ipovedenti grazie a particolari iniziative nate un pò in tutto il mondo. Tra pochi giorni si terrà ad esempio un workshop di modellazione 3D presso il Cowo® Como/Sole tenuto da un affermato scultore Simone Rasetti che da tempo si dedica alla scultura digitale applicata anche alla ricostruzione delle opere d’arte. Durante il workshop verrà modellato il volto di un uomo a partire da una sua vecchia foto da bambino; questa è di per sè una attività che denota competenza e grande capacità coronata da un aspetto umano ed emozionale: il modello verrà realizzato tramite stampa 3D per dar modo alla fidanzata non vedente di quest’uomo di poter conoscere le sembianze del suo compagno da bambino.

Le idee e le iniziative quindi non mancano e possono crescere anche grazie a contributi, monetari o operativi, che ognuno nel suo piccolo può mettere a disposizione, in fondo siamo ancora in tempo per scrivere i buoni propositi per il nuovo anno, vero?

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